lunedì 17 settembre 2012

15 - 30 Ottobre 2012. III corso di Speleologia di I Livello


L’Associazione Naturalistica Speleologica “Le Taddarite”, in collaborazione con lo Speleo Club Ibleo e con il Gruppo Speleologico Belpasso, organizza il III Corso di Speleologia di primo livello dal 15 al 30 ottobre 2012. Il corso sarà organizzato dalle Scuole di Speleologia di Palermo, Ragusa e Belpasso, sotto l’egida della Commissione Nazionale Scuole di Speleologia della Società Speleologica Italiana (CNSS-SSI) e si articolerà in una serie di lezioni teoriche tenute a livello universitario ed esercitazioni pratiche in palestra di roccia, in forra ed in grotta per fornire ai partecipanti approfondite nozioni tecniche e scientificoculturali per un corretto approccio all’attività speleologica e agli ambienti carsici nei loro differenti aspetti.

Per ulteriori informazioni:

http://taddarite.altervista.org/
http://letaddarite.blogspot.com/
letaddarite@gmail.com





domenica 16 settembre 2012

15 Settembre 2012 Grotta di Santa Ninfa - Un dolce addolcisce la vita!

Un dolce addolcisce la vita! Questa è la massima del giorno che mi ha fatto guadagnare questo onere.  La meta prevista di oggi è Santa Ninfa, dobbiamo completare il lavoro cominciato qualche relazione fa. È da un po’ che non faccio uscite. Questa è la prima dal rientro dalle vacanze e non vedo l’ora. Il viaggio come sempre è sereno e passa in fretta, tra le mie massime (vedi sopra) e la pioggia che entra sin dentro la macchina sicuramente non ci siamo annoiati. Adesso che siamo arrivati a Santa Ninfa ci vestiamo dentro il casotto, più o meno spiati da quelli che stavano dall’altro lato, e io mi metto finalmente il mio nuovissimo e caldissimo sottotuta.
Tutto è pronto: i maschi prendono i sacchi pesanti e noi piccole donzelle quelli più leggeri. Arrivati davanti l’ingresso scopro che oggi sarò l’addetta alle foto. Finalmente! Un po’ di foto con una prospettiva sausesca, fatte da me! Scendiamo e subito cominciamo a sistemare le nuove corde al posto delle vecchie. Ascoltando le spiegazioni su come si fanno i nodi e gli armi, provo ad immortalare quei momenti cercando di imprimere tutte quelle emozioni che provo vedendoli.
Più ci inoltriamo verso l’interno e più mi accorgo di quante cose mi piacerebbe immortalare e scatto sempre più foto. Tra quelle mosse e quelle che non mi convincevano non smettevo mai di scattare. L’armo procede e, tra un otto inseguito da 10 metri di corda che non veniva mai bene e nodi sciolti e rifatti, superiamo il primo tratto. Da li comincia una corsa infinita. Mr. V, Simone e Gianfranco improvvisamente spariscono nel buio.
Io e Nina, che aveva poca luce, rimaniamo un po’ indietro e procediamo praticamente da sole in grotta. Così con le sole nostre due luci la grotta sembra un’altra. A ognuna delle due sembra di non essere mai state in quei posti. Procediamo, neanche sicure che la strada sia quella giusta (ma era l’unica non potevamo sbagliare!) quando finalmente alla fine di quell’infinito buio vediamo le luci di quei tre. Erano nel punto peggiore della grotta (a parer mio). Davanti a loro si presentava un tratto totalmente infangato. Di quel fango dove si sprofonda e se ti fermi è la fine. Cosciente di ciò aspetto che gli altri si allontanino un po’, per farmela  di corsa.
Ma neanche faccio tre passi che senza accorgermene mi si toglie uno stivale e cado nel fango. Il problema è stato rimetterselo. Fortunatamente con l’aiuto di Nina e un po’ (tanto) sforzo siamo riuscite a infilarlo. Continuiamo ad andare avanti, ma non con il solito passo da “turisti” di grotta, come cioè siamo sempre abituati a fare. Procediamo invece abbastanza velocemente. Eravamo li per il nostro lavoro, quindi cerchiamo di arrivare allo step successivo il prima possibile.
Nei rami attivi della grotta mi accorgo come nonostante l’andatura incalzante, il fango e l’acqua, riesco a tenere il passo, a camminare come una speleologa cristiana e superare piccoli ostacoli con tecniche un po’ più eleganti rispetto al mio solito stile. Può sembrare poco, ma quando ho cominciato non ci avrei mai creduto. Forse qualcosa la sto imparando in questi anni. 
Il lavoro continua, le candide corde nuove e bianche ritornano subito color fango alla nostra prima discesa (o salita), ma nonostante ciò la differenza con l’armo precedente si nota. Infangati e bagnati usciamo. Fuori, per fortuna, c’è ancora luce. E’ una cosa che mi mette proprio di buon umore. Arrivati nuovamente al casotto il più velocemente possibile ci cambiamo poichè c‘è un’altra meta che ci aspetta: Il Biviere.
Un’altra zona della riserva, purtroppo piena di spazzatura, alla fine di una scarpata. Appena arriviamo ci accolgono due splendidi cani bianchi a macchie nere che ci osserveranno durante tutta la permanenza. Si cala Mr V. per vedere un po’ la situazione. Simone comincia a fare l’armo, un armo che ancora non avevo visto: nn super coniglio attaccandolo alla jeep di Mr V. Wow. Scoperto cosa c’era alla base di quella scarpata  Mr. V torna con un campanaccio da pecora legato all’imbrago che disturba molto i due cani, soprattutto il maschio. Adesso mi sa che abbiamo proprio finito.
C’è ancora luce e noi siamo già pronti a tornare a casa. Durante il viaggio di ritorno i paesaggi la fanno sempre da protagonista. Forse perche si è più stanche, si parla di meno e si osserva di più quello che ci circonda. Fatto sta che prima ammiriamo un arcobaleno che si apre proprio davanti a noi e poi il sole, che durante il suo “percorso” verso il tramonto riesce a regalare sempre dei magnifici spettacoli.
Di quelli ipnotizzanti che non smetteresti di guardare e che neanche la mia compagna macchina fotografica riesce a rendere quella bellezza. La bellezza di un sole che nascosto da un nuvolone nero lascia passare i suoi raggi che, come fari, illuminano con grande precisione il mare, di un blu intenso, e il cielo che non fa più paura.

Notizia e Foto di: Sausa
Partecipanti: Sausa, Nina, Simone, Mr.V e Gianfranco.










lunedì 10 settembre 2012

7-9 settembre. Ragusa e Salinella

Ore 18:00 di venerdì: mi carico lo zaino in spalla e mi incammino verso Viale delle Scienze. Dopo venti minuti di camminata arrivo inzuppo e con la schiena spaccata a metà. Aspetto Marco e si parte per Ragusa dove l’indomani seguiremo un convegno sulla speleologia in cavità artificiali. Il lungo ma piacevole viaggio attraverso la Sicilia ci porta a mangiare un kebab sotto le ciminiere di Gela e poi verso Ragusa, dove gli amici dello Speleo Club Ibleo, ci prestano ospitalità.

Sabato, sveglia alle 7:30. Ci prepariamo, andiamo a fare colazione e arriviamo al Teatro Donnafugata di Ragusa Ibla,  dove si tiene il convegno, ci iscriviamo (20 € per gli accompagnatori, e 40 per chi presenta e vuole gli atti)  e comincia l’attesa (mai che qualcosa posso cominciare in orario). Alla fine dopo un’ora finalmente si comincia, la cosa sembra interessante, tra vecchie cave più o meno crollate, tombe, catacombe, cunicoli e pozzi vari, tutti creati dalla mano dell’uomo. Non manca qualche intervento che ispira il suicidio (vedi il ritrovamento di una madonna in una chi…. Ma ............!).
Alla fine degli interventi andiamo a visitare le Latomie di Cava Gonfalone, una antica cava da cui hanno estratto la pietra per costruire le case, ambienti immensi con la volta sostenuta da grandi pilastri, rovinati dalla mano di qualcuno che per rivalutarli ha colato cemento dappertutto e piazzato discutibili sagome (è arte dicono… boh!).  Alla fine della visita io e Marco adiamo a cenare in pizzeria, torniamo in sede con l’idea di vedere un film, ma presto la abbandoniamo vedendo che siamo morti. 
Ultima birra e a letto.
Peccato che la birra l’ultima birretta della buona notte mi faccia un pò male (maledetta messina), mal di stomaco e senso di vomito, e la certezza fisica che il processo di vescicolazione... esiste!!! Per fortuna il tutto si risolve con un rutto da 400 decibel e una quasi vomitata legata alla risalita sub-solidus (capisco che non ve ne freghi niente di questo episodio, ma Marco ci teneva tanto che lo mettessi per dare più significato alla foto che vedrete a lato). Andiamo a dormire e io non vedo l’ora che venga domani, dopo tanto tempo finalmente si va in grotta.

Domenica, sveglia sempre alle 7:30. Ci prepariamo e intanto vengono i ragazzi dello Speleo Club Ibleo a prendere del materiale che gli serve per accompagnare gente ad una visita a Cava dei Servi. Noi aspettiamo Angelo che è reduce dall’esercitazione di soccorso in grotta all’Abisso del Gatto e che è tornato a Ragusa verso le 2.30... per andare alla grotta Salinella alle nove. Ne approfittiamo per andare a fare colazione e quando torniamo troviamo il mitico Angelo in sede con un buon quarto d’ora di anticipo. 
Chi Omo!! 
Prepariamo il materiale e partiamo. La grotta si trova su una parete di una cava di gesso ormai in disuso e quindi ci dobbiamo calare dall’alto. La grotta poi è tutta orizzontale, quindi arrivati davanti l’ingresso dove c’è un po’ di spazio  leviamo gli imbraghi ed entriamo. Ci accoglie uno sciame immenso di “muschitte” e ci affrettiamo ad andare più avanti. Non sembra chi sa quale grotta ma dopo qualche passo si stende davanti a noi una galleria tappezzata di cristalli di tutti i tipi e dimensioni, tutti sbrilluccicanti, bianchi, trasparenti anche se alcuni un pò impolverati e infangati. La grotta è piccolina e arriviamo subito alla fine, ma perdiamo un paio d’ore a fare foto. C’è l’imbarazzo della scelta, miriadi di cose degne di uno scatto, cosi tra “fermo” “vai di la” “il faro di qua” fotografiamo tutto il possibile, usciamo e andiamo a pranzare.

Salutiamo e ringraziamo Angelo e ci incamminiamo verso Palermo in un viaggio che immerso nei lunghi pensieri, in un gran silenzio e fra caldo da sotto e da fuori, ci tosta per bene fino all’arrivo a Palermo.

Notizia di: Pegaso, con qualche ritocco di Marco.
Foto di: Marco












domenica 2 settembre 2012

6 settembre. Riprendono le riunioni, occasione per il video del Messico

Dal 6 settembre riprenderanno le riunioni settimanali dell'ANS Le Taddarite.
Le riunioni, salvo eventi particolari, si terranno in sede, in Via Terransata 46 dalle 21.30 in poi.
L'occasione è quella giusta per vedere il video che Simone ha girato durante la spedizione Tlaloc 2012.
Si inizia verso le 22.00... mi raccomando, puntuali!

giovedì 23 agosto 2012

22 agosto 2012 - Milocca (CL)



Giornata dedicata all'esplorazione oggi.
Non so esattamente cosa aspettarmi ma, dopo la lunga pausa estiva, l'entusiasmo e la curiosità di certo non mancano.
Vengo prelevata alle 7.00 da Simone, arriviamo da Nina un pò in anticipo ma d'altronde la colpa è mia che sono scesa  in ritardo...bah :) 
Raggiungiamo Mr. V al Bar sulla strada per Cammarata e facciamo strada per Milena (CL), il "paese delle robbe", dove ci attende Provenzangelo (rinominato all'occorrenza Incidentangelo, Assicurangelo, Pirtusangelo e dato la grotta che ci attende direi  anche Provolazzangelo...).
Si parte all'esplorazione di 1 "PIRTUSU", scoperto una quindicina di anni fa da Angelo; si tratta di una bella grotta di gessi, ricca di polvere e ossa di bovidi che per dimensione stravolge le nostre aspettative.


Io sono in particolar mondo eccitata, essendo la mia prima esplorazione e quindi inizio ad arrampicarmi il più possibile e a scovare i vari passaggi. 

Mentre Nina e Mr.V si dedicano al rilievo, io e Simone dapprima usciamo dalla grotta per cercare di trovare i due punti luce visti dall'interno, in seguito sconfitti dal caldo, rientriamo nell'accogliente/fresca grotta e ne approfittiamo per un piccolissimo riposino. 
Pausa pranzo con brioche e granita (insignativilla a fari a granita... prima di chiamarla cosi') e si riparte alla scoperta di un'altra grotta.
Subisco un profondo “calo del desiderio” quando scopro che per raggiungere l'ingresso dobbiamo calarci da una scarpata di circa 150 m all'aperto!!!



E' una cosa assolutamente irrazionale ma le altezze in grotta non mi spaventano, all'esterno invece mi prende il panico. Decido comunque di farcela, mi sento un po' esaurita durante la discesa, parlo da sola con frasi di auto incitamento del tipo “Dai, tranquilla”, “amuni', finiscilia!!”... ma nonostante tutto supero brillantemente i frazionamenti senza “impirugghiarmi” o confondermi. 
L' ingresso della grotta non promette bene, io vedo solo tanti blocchi incastrati l'uno sull'altro, come una gigantesco Tetris fatto “a  mi..ia”.


Quella “Gran topa” di Nina si addentra negli spazi  piu' angusti, io faccio solo un giretto un po' piu' esterno, dato che il nome “grotta di crollo” non mi suggerisce nulla di buono. Io e Provenzangelo ci dedichiamo alle foto, Nina, Simone e Mr. V al rilievo. Risaliti dalla grotta mi godo un tramonto mozzafiato che spazza via tutti i precedenti timori.

La giornata, iniziata alle 7.00 del mattino si conclude alle 20.30, quindi dopo aver salutato Mr.V e Provenzangelo, io Nina  e Simone iniziamo il nostro viaggio di  ritorno verso Palermo con tanto di musica improbabile, racconti epici e schiticchi vari. 
Nonostante la stanchezza anche stavolta ne è  abbondantemente valsa la pena!!! :D

Notizia di Gabriella
Partecipanti: Nina, Simone, MiloccAngelo, Gabriella, Mr.V.
Foto di FotAngelo e Simone

martedì 31 luglio 2012

29 Luglio 2012 – Grotta della Volpe Rossa

La giornata inizia bene, Simone passa con mezz’ora di anticipo, mi preparo con calma e scendo che ancora manca abbondante tempo all’ora prefissata. Andiamo quindi al bar per fare colazione e a mettere benzina alla macchina (anche loro anno bisogno di nutrimento).
Arriviamo sul luogo dell’appuntamento dove Nina e Ceres ci aspettano sulla jeep scappottata, ci imbarchiamo e partiamo alla volta della riserva di Santa Ninfa. La giornata è afosa ma, grazie all’abbondante vento (forse fin troppo) che ci arriva, si può sopportare. 
Durante il viaggio noto che l’assenza di copertura della macchina rende visibili molte cose che normalmente sfuggono, così osservando il paesaggio il viaggio termina in fretta  e arriviamo al castello dove ci aspetta Gianfranco. Salutiamo Enrichetta, una dolce asinella che è tenuta in uno spiazzo davanti al castello, e si parte per Volpe Rossa!
L’ingresso è vicino al punto in cui lasciamo le macchine, ma l’afa del centro Sicilia è insopportabile. Il tempo di cambiarci e siamo già morti di caldo.Mentre Ceres arma il primo pozzo io e Nina ci droghiamo allegramente di zucchero per meglio sopportare il caldo.
Finalmente si scende! Un po’ di fresco, che sollievo. Ceres pianta i fix per il secondo pozzetto continua a proseguire ma Simone fa notare che per essere più sicuro è meglio fare una giunzione con la corda del primo pozzo e lascia a Nina il compito di farla, ma aimè quest’ultima commette “una cosa grave, una cosa a cui mai si rimedia”,
lascia troppo lasco nella corda, e Simone glielo ricorda per tutta la grotta con questo motivetto molto fastidioso per la povera Nina. Arriviamo al pozzo più lungo (si fa per dire, saranno stati un 15 metri) dove bisogna rifare l’armo con i chiodi resinati. Ceres immette la resina color big bubble (n.d.r si chiamano Big Babol!!!) nei buchi e Simone sistema il chiodo in modo che stia nella posizione giusta, il secondo chiodo stava per essere dimenticato, ma per fortuna ce ne siamo accorti in tempo.
Da qui comincia il bello della grotta, un eterno meandro che sembra non finire mai. Arriviamo all’ultimo pozzetto e inizialmente Simone lo fa armare a me. Un singolo attacco in naturale, molto scomodo e non nella migliore delle posizioni, la corda va di taglio sulle rocce.
L’armo è da rifare coi fix e  Nina è la prescelta per piantarli. Il primo è in una posizione comoda, Nina fa il buco lo pulisce e comincia a martellare sul fix per farlo entrare. Le martellare sembrano carezze, il fix impiega un tempo molto lungo per entrare e Nina viene presa in giro ma alla fine il fix va al suo posto e si passa al secondo.
La posizione è più scomoda e Nina deve mettersi in sicurezza,  fa un nodo sbagliato e Simone ricomincia con la cantilena “hai fatto una cosa grave, una cosa a cui mai si rimedia”, ma a difesa di Nina si deve dire che stavolta se ne era accorta da sola. Il secondo fix impiega un altrettanto lungo tempo ad entrare e per giunta l’inizio della filettatura si rovina un po’ così quando io vado per montare l’anello ho un po’ di difficoltà ad avvitare il dado. Finisco di armare controllato da Nina e Simone e scendo.
La grotta continua con un altro meandro e poi con un cunicolo basso in cui mi distruggo le ginocchia. La grotta termina in una stanzetta in cui scorre un fiumiciattolo, arrivati lì vediamo un topo, e il povero Gianfranco che ne ha il terrore resta indietro finché il topo non si nasconde nel suo nido tutto tremante di paura. Notiamo un osso e Ceres lo identifica come… Decidiamo di tornare, ormai è tardi, e la fame chiama. All’uscita ci aspetta l’inferno… caldo troppo caldo!
Ci cambiamo velocemente e ci incamminiamo verso casa di Gianfranco che molto gentilmente ci aveva invitato a pranzo. Dopo mangiato dobbiamo andare a vedere di trovare l’ingresso di un’altra grotta di cui abbiamo tre possibili punti gps. Dopo aver visto i primi due, rimasti senza acqua e morti dal caldo, rinunciamo ad andare a guardare il terzo, che è lontano dal punto in cui si lascia la macchina, e andiamo a dissetarci in un bar che miracolosamente è aperto. Volevamo andare a mare, ma ormai è tardi e ci incamminiamo verso casa.

Notizia di: Riccardo alias Pegaso alias “La Cavalletta”
Foto di: Simone
Partecipanti: Simone, Ceres, Gianfranco, La Cavalletta, Nina.







lunedì 23 luglio 2012

21 e 22 Luglio 2012 - Santa Ninfa e il (TEMUTO) Sifone

E’ sabato mattina.
E’ il mio primo giorno d’estate.
Quella vera però, calda e libera, non un surrogato da cartolina a cui siamo abituati noi universitari. Ma allora perché la sveglia sta suonando? Sono solo le 7:00…
La voce di Luisa mi riporta alla realtà di botto. Oggi andiamo a S.Ninfa. Giusto il tempo di raggiungere gli altri e tra l’esodo panormitano del sabato mattina e un improbabile balletto dandy eseguito da Ponzio e Ceres sul suo santanino decappottato, arriviamo alla sede della ”RNO Grotta di Santa Ninfa” che ha luogo niente-poco-di-meno-che nel bellissimo Castello Rampinzeri.
Sono circa le 10:00 quando cominciamo a scendere verso l’ingresso della grotta. E’ la mia prima grotta dopo il corso speleo, sono l’unico corsista, mi circondano ben undici (!!!) speleologi …e me la sto facendo sotto. Già perché da notizie certe ho saputo che oggi a metà grotta ci sarà un terribile sifone stracolmo di acqua congelata nella quale dovrò immergermi completamente. Nella mia testa è qualcosa di veramente mostruoso: un tunnel interminabile con l’acqua alta, cosparsa di creature che ti acchiappano per i piedi mentre passi, iceberg ovunque e qualche malintenzionato pinguino che nuota qua e là.
Chi mi conosce bene sa infatti quanto l’acqua fredda per me rappresenti un ostacolo temuto.
Tra noi c’è un odio formale, almeno quanto quello che c’è con le blatte, Vasco Rossi e le cene coi parenti.
La grotta è stupenda come mi aspettavo (forse anche di più!).
Vattano dirige i lavori per il rinnovo dell’armo e io cerco di apprendere il più possibile. Ma tra collante, trapano, fix, spit, frischi e pirita quello che ne ricavo è soltanto una gran confusione. Per fortuna Gianfranco mi salverà portando me e qualche altro schiffarato nel ramo delle concrezioni, dove nidiate di arruffati cristalli di gesso tappezzano le pareti creando quella che sembra una foresta cristallizzata, orlata qua e la da ghirigori bianchi di carbonato di calcio. Purtroppo però a distrarmi e a farla da padrone è l’ansia, che aumenta ad ogni passo. La avverto stretta attorno al collo, come un pitone.
Alla vista del ramo attivo quasi comincio a tremare. Acqua! Acqua ghiacciata!
Ma quando vedo il sifone (che nicu!) mi sento avvampare dentro e con la grazia di un ippopotamo brachidactilo mi tuffo. E in quel momento sono felice. Perché il dubbio che mi tormentava da giorni è scomparso, lavato via da quell’acqua gessosa, ed un’altra paura della mia vita è superata e adesso ci scorreggio sopra! Successivamente mentre gli altri lavorano ci addentriamo sempre di più, alla scoperta di pisoliti, enormi corridoi di gesso che brillano tutto attorno, sciami di cannucce e concrezioni gessose dai colori incredibili. Meraviglia! Il ritorno è abbastanza veloce per una grotta che comunque non ha grande sviluppo verticale. Ad ogni passo verso l’esterno sono sempre più euforico. Ed ecco che esco dalla grotta, per primo. Tutto cambia radicalmente, così di colpo che quasi barcollo. Luce forte. L’aria calda di luglio mi investe in viso e attorno a me è tutta una danza di rondini e gruccioni. Il mondo è sempre lì ad aspettarmi, come un vecchio amico.
Né migliore ne peggiore. Nulla è cambiato.
Ma io ho fatto un passo in più nel mio cammino personale…
Sono soltanto le 18:00, il resto del pomeriggio lo impiegheremo a sciacquare gli imbraghi come dei provetti orsetti lavatori, mentre Mr. V. con alcuni suoi pargoli andrà a fare un salto alla Volpe Rossa . La sera passa troppo velocemente tra un callozzo di sasizza e una fetta di pancetta (ma non erano puntine di maiale?!?) e a mezzanotte sono già tra le bracca di Morfeo (che non è quello del circo…).

Il giorno dopo sono l’ultimo a svegliarmi, dato che gli altri sono in piedi da due ore, visto che alle 6:00 del mattino avevano deciso di non avere più sonno e trasformarsi in zombie ambulanti in giro per casa.
Un paio di caffettini, foto alla super Sayan, gara a chi fa più cacca e partiamo tutti alla volta dell’Inghiottitoio dei Rovi, grotta che nessuno di noi conosce ma di cui alcuni di noi hanno studiato per benino il rilievo. La grotta fa onore al suo nome e per arrivare all’ingresso dobbiamo farci strada tra una selva di spine a forza di forbicioni, calci e “porco Giuda!”. Una volta arrivati però, all’ombra provvidenziale di un fico si svela ai nostri occhi quello che è uno dei più bell’ingessi che abbia mai visto. La grotta è praticamente orizzontale e relativamente stretta. Anche abbastanza tortuosa. Arriviamo ad un trivio, dove ci dividiamo. Ponzio e Riccardo (alias Pegaso) prendono il ramo in salita. Nina, Simone e Ceres quello più piccolo (un buco!). Io e Luisa saremo i più fortunati scegliendo il ramo in discesa che sembra essere quello più interessante, con continui meandri bassi e larghi e piccole salette dove sgranchire le membra indolenzite. La grotta sembra non finire mai, con un nuovo meandro ad ogni angolo, ma decidiamo di non cercare la fine e tornare indietro per ricongiungerci agli altri. Usciamo che sono le 13:30 e affamati ci rechiamo a Triscina, dove ci abbatteremo come un branco di gibboni affamati sull’ottimo pranzo offerto da  “Casa Gianfranco”, impiegando ben 4 minuti e mezzo per spazzolarci l’antipasto, il primo ed il secondo. Ma prima un veloce bagnetto a mare durante il quale mettiamo a punto la nostre tecniche di “body art” cercando di costruire una barca a vela con i teli da mare e i nostri corpi tonificati dalle gelide acque mediterranee. Poi ci salutiamo con Gianfranco che ci dà indicazioni sullo svincolo in cui ci divideremo da lui…e dritti verso casa che sta per cominciare a piovere!

Il ritorno è un susseguirsi di inconvenienti. Da Ceres che esce dall’autostrada e si ostina a seguire imperterrito Gianfranco quasi fin sotto casa sua, pedinandolo con la sua jeep senza ascoltare i nostri “Ferma! Ferma!!! Ma che m****** fa…”,  (n.d.r. ricordo ai lettori che eravamo in autostrada su un santantino scappottato, noto per la sua refrattarietà alla propagazione delle onde sonore) al micidiale ingorgo che troveremo dall’aeroporto alla città e che ci farà perdere ben due ore bloccati nel traffico.
Ma finalmente alle otto di sera arrivo a casa. Apro il computer, coi ricordi ancora caldi sulla pelle, sorrido e penso al titolo della relazione. Quasi mi sento un altro…

Notizia di: Totò
Foto di: Ceres, Simone e Mr.V.
Partecipanti: Mr.V., Simone, Il Marziemon, SantaninfAngelo, Pegaso, Sausa, Totò, Nina, Ponzio, Ceres, Gianfranco e Giulia