Domenica 18 febbraio, a Villa Filippina - Palermo, si parlerà anche di grotte!
La nostra associazione ha sede a Palermo e, affiliata alla Società Speleologica Italiana, svolge attività speleologica da diversi anni. Queste attività sono principalmente l'organizzazione di corsi di speleologia di vario livello, la ricerca, l'esplorazione, lo studio e la documentazione di cavità artificiali e di cavità naturali nei carbonati e nelle evaporiti, prevalentemente nella Sicilia centro-occidentale e centro-meridionale.
martedì 6 febbraio 2018
venerdì 12 gennaio 2018
A Sutera!
Come da tradizione da qualche anno per il ponte
dell’Immacolata la nostra associazione organizza un campo speleo. Quest’anno è
toccato alla ridente cittadina di Sutera sovrastata e contornata da diversi
rilievi gessosi. Questa non è la prima missione che le Taddarite compiono in
territorio suterese, già nello scorso mese di ottobre si era andati a fare
delle prospezioni in delle cavità artificiali e nello specifico in delle
discenderie di vecchie miniere dismesse.
Al campo partecipano anche i nostri
cari amici dello Speleo Club Ibleo. L’organizzazione del campo ci è stata
parecchio semplificata dal fatto che l’amministrazione comunale ci ha
gentilmente messo a disposizione due casette nel cuore del quartiere del
Rabato. Pronti via ci siamo ritrovati al Roxy bar (cit.) e tra un caffè, un
cornetto e quattro chiacchiere aspettiamo gli amici dello SCI che ci
raggiungono da Ragusa. La giornata di venerdì la passiamo alla ricerca di buchi
e di ingressi alle discenderie di vecchie miniere di zolfo. Sabato invece ci dividiamo
in squadre: chi si occupa di andare a cercare la risorgenza della grotta
dell’inghiottitoio, chi si occupa di andare a fare il riarmo, il rilievo e
l’esplorazione del sifone allagato e chi ritorna in zona Rocca Spaccata per
entrare nelle cavità individuate da quelle parti. 
Tutto fila liscio fino a
quando un’allegra pioggerellina rende impraticabile la strada sterrata sul
fondo della dolina con conseguente impantanamento delle macchine.
Fortunatamente un agricoltore della zona riesce a tirar fuori tutte le macchine
rimorchiandole con un trattore cingolato. Ormai fatta sera infangati ed
infreddoliti ci ritroviamo al solito bar per fare il solito aperitivo a base di
birra, patatine e stavolta anche un buon “Punch” caldo. La serata prosegue a
cena al ristorante dove una gran quantità di antipasti, una bella spaghettata
aglio, olio e peperoncino ed un succulento stinco di maiale contornato di
patate al forno ci hanno fatto dimenticare le disavventure pomeridiane.
La
domenica mattina qualcuno dà forfait e qualcuno è costretto ad andare via in
anticipo, quelli che rimangono ritornano alla Rocca Spaccata chi per rilevare
una bella grotta trovata il giorno prima e chi per esplorare una vecchia
discenderia mineraria. La giornata volge al termine abbastanza presto, perché
di strada da fare verso casa ce n’è tanta e dopo aver raccolto tutto “armi e
bagagli” ci salutiamo tutti con un caloroso abbraccio ed un arrivederci alle
prossime esplorazioni.
Un ringraziamento va all’amministrazione comunale,
sempre disponibile ad accogliere gli speleo nel proprio territorio nonché a
tutte le persone gentili e cordiali incontrate in questi giorni di permanenza a
Sutera.
Notizia di Angelo
Partecipanti, per le Taddarite: Betel, Claudia,
Paolo, Chiara, Marco, Angelo, Antonio e Piero.
Per lo Speleo Club Ibleo: Angelo, Sara, Ciccio,
Giovanni G., Carmelo, Salvo, Emilia, Marco e Giovanni C. giovedì 30 novembre 2017
Zubbia di San Vito 12-11-2017
Ho iniziato a scrivere questa relazione troppo tardi, non
ricordo più i dettagli.
So che per la maggior parte del viaggio di andata ho dormito
e, quando mi sono svegliata, vagavamo per delle stradine in mezzo alle
villette.
A un certo punto ci siamo fermati, siamo scesi e abbiamo iniziato a
perlustrare un pianoro chiazzato di palme nane e arbusti di cui non so i nomi,
alla ricerca della grotta, invocando anche l’aiuto di Google Earth.
Quando finalmente
abbiamo trovato l’ingresso, incuneato fra rocce che sporgevano dal terreno,
Angelo ha detto:
“E ora Betel arma la grotta!”
Io sono scoppiata a ridere, ma non ce n’era motivo. Non era
una battuta e dovevo farlo sul serio. Per fortuna non era nulla di complicato,
un armo in serie con spit fix già messi. Mi toccava solo montare tutto e
cercare di fare nodi il più possibile puliti. E poi…fidarmi di quello che avevo
fatto.

La discesa non misurava in totale più di tre metri e
conduceva a una sala piuttosto grande, con degli arredi caratteristici: due
sedie di plastica comode e restistenti e una scala abbandonata.
Da lì si
proseguiva per cunicoli non troppo stretti, ma fitti di concrezioni, anche
eccentriche, e con segni di risaldature (o com’è che dovrebbero chiamarsi). A
ogni cenno del capo il casco rischiava di rompere qualcosa.
A quanto pare “I DUE
COMPARI” frequentavano la grotta assiduamente anni fa: era piena di fili di
Arianna e batterie arrugginite, e costellata dei loro nomi e dei loro cognomi,
ripetuti in ogni angolo.
Li ricordo perfettamente, a differenza di tutto il
resto, ma preferisco lasciarli anonimi, perché non meritano di risultare in
altro modo che come deturpatori.
Retorica a parte, la grotta non era grande. Abbiamo perso
molto tempo solo perché Angelo doveva fare delle fotografie per la tesi, e
perché l’aria era pesante e costringeva a rallentare. L’ambiente infatti era
caldo e molto vicino alla superficie.
Al ritorno ci siamo fermati a riposare sulle sedie e poi,
per quella breve risalita, abbiamo dovuto sporcare l’imbrago con il fango che
ci era rimasto addosso.
Notizia di Betel
Partecipanti: Angelo, Filippo, Mirko e Betel
G
M
T
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