venerdì 13 gennaio 2012

7 Gennaio 2011 – Grotta dell’Eremita, Campo Speleo (l’evoluzione continua)

Buon giorno buon giorno, direbbe un noto commentatore televisivo, ma se il buon giorno si vede dal mattino le avverse condizioni climatiche di questi giorni non lo fanno sembrare affatto un buon giorno. Sono le 6.30 del mattino quando la cara sveglia del cellulare inizia a suonare i Pink Floyd con Confortably Numb, mi alzo e alle 7.00 sono già pronto per partire ma siccome è ancora presto sto un po’ ancora sul letto a guardare il Tg. Ore 7.30, prendo la macchina e mi dirigo verso una meta a me sconosciuta: casa di Ponziosan plus M.Y 2012, che dopo la mia telefonata alle 7.42 diventerà la Brontolosa Ponzio;
voi vi chiederete perché ancora un ulteriore evoluzione del suo nome, ve lo spiego subito: quando Ponzio riceve la mia telefonata era lì, pronta ad espletare i suoi bisogni fisiologici del mattino, si blocca e non riesce a soddisfarli, così quando esce di casa con soli, e dico soli 10 minuti di ritardo, comincia a brontolare fino all’arrivo al campo speleo.
Si parte!! Passiamo da piazzale Giotto a caricare altri due speleo del mattino e finalmente siamo in autostrada, in breve tempo siamo a Castellammare. La prima sosta la facciamo al mitico supermercato all’entrata del paese e dopo un breve shopping alimentare, panini e cioccolata, ci dirigiamo verso il bar dove i ragazzi di Ragusa ci avrebbero dovuto aspettare per portarci al campo e poi all’ingresso della grotta.
Arriviamo e dopo caffè, cornetto, pezzi di rosticceria vari e sigaretta, Ponzio si ricorda che doveva telefonare ai ragazzi per dire loro del nostro arrivo e anziché loro aspettare noi che arrivassimo siamo stati noi ad aspettare loro, comunque il tempo è passato in fretta perché una simpatica quanto invadente e poco sana di mente signora ci tiene un po’ di compagnia raccontandoci tutte le sue tragedie familiari e tra imbarazzi e disagi riusciamo a congedarci dalla “simpatica” signora e ci mettiamo in marcia verso il campo.
Appena arrivati, salutiamo tutti i ragazzi che erano già svegli e quelli che lo erano ancora dalla lunga notte alle terme. Adesso vi chiederete che fine ha fatto la Brontolosa Ponzio? È ancora qui fra di noi a lamentarsi della sua non deposizione del mattino e riflettere se farla o non farla fra le “frische frasche”, ecco è arrivato il momento: Ponzio sparisce e dopo un po’ la vediamo ritornare sorridente, è fatta!! L’ovetto è stato depositato. Dopo una “breve” sosta al campo speleo e fatte le due squadre che entreranno in grotta, una per fare rilievo e una per visitarla composta da me Ponzio, Giancarlo e Francesco, finalmente a mezzogiorno arriviamo al sentiero che ci porterà all’ingresso della grotta.
Dopo la speleo vestizione ci incamminiamo tra capre e pecore verso la grotta, il panorama è mozzafiato, il mare e le montagne innevate in lontananza sono uno spettacolo. Ecco la grotta, già armata dai nostri amici catanesi, ragusani e siracusani; entriamo da una piccola apertura e adesso comincia l’avventura: discensore e si va giù verso il primo frazionamento dove si fa il cambio attrezzi lasciando la corda molto lentamente per evitare l’effetto pendolo e si va su con non pochi problemi come sarà così per tutto il giorno, perché la corda non scivola bene né sul discensore né sui bloccanti. Il caldo si fa sentire, si suda parecchio e si beve tanta acqua. La grotta è immensa, davanti ai nostri occhi si aprono gallerie e saloni che non hanno eguali, le cupolette che formano le volte sono straordinarie. Io, P., Gian. e Ciccio scendiamo giù per i vari pozzi ammirando la magnificenza di questa grotta fino ad arrivare al salone, denominato dai noi “Er Cupolone”, prima del penultimo pozzo con il pavimento in pendenza molto scivoloso che tenterà di farci fare qualche capitombolo più di una volta e dove decidiamo di rifocillarci col solito paninazzo. Dopo aver avidamente mangiato e bevuto scendiamo il penultimo pozzo fino all’attacco dell’ultimo, un 70 che io e P. decideremo di non fare vista l’ora tarda, la fatica che iniziava a farsi sentire in quanto era da un pezzo che non facevo grotte verticali e la Brontolosa Ponzio che si portava la pipì dall’ingresso in grotta, mentre Gian e Ciccio decidono di continuare fino al fondo. Iniziamo la risalita e di tanto in tanto io e la B.P. ci fermiamo a fare foto (o almeno ci proviamo vista la scarsa quantità di luci al nostro seguito) illumina qui, girati di là, riusciamo a scattare delle foto in qualche punto  dei saloni e delle gallerie che alla prossima riunione in sede il caro Mr V. giudicherà.
Adesso un’ultima discesa e risalita ci aspetta prima dell’uscita e già si avverte il cambiamento di temperatura, più bassa rispetto alle zone più interne, e la molta umidità dovuta allo stillicidio dell’acqua. Adesso siamo fuori, è buio pesto ma c’è la luna piena che illumina il sentiero che porta alle macchine, il freddo si fa sentire parecchio, ci sono circa 6 gradi, velocissimo cambio dei vestiti umidi con calde maglie di pile e su in macchina a ripararci dal freddo; appena siamo tutti pronti iniziamo a fare strada verso il campo speleo dove i nostri amici ci faranno trovare un po’ di carne arrostita e dopo un breve “arrusti e mancia” e qualche bicchierozzo di vino io la B.P. e Gian. Salutiamo gli amici del campo e iniziamo a far strada per casa. Come avevo detto all’inizio la prima volta non si scorda mai: bellissima grotta, bellissima giornata e bellissima la compagnia del campo speleo. Ciao alla prossima.

Notizie di: Angelo e la Brontolosa Ponzio.
Foto di: Ponzio

mercoledì 11 gennaio 2012

6 gennaio 2012 - La Befana a Ciminna

Era un notte buia e tempestosa...
E' il giorno della Befana ma di befane non se ne vedranno... anzi!!!
Effettivamente la giornata del 5 gennaio non faceva presagire niente di buono e le previsioni sta volta risultano azzeccate.
Però... interrompiamo nottate in bianco, disfacimenti di alberi di natale e via in auto verso Ciminna e l’inghiottitoio omonimo. Siamo in tre, numero perfetto, numero giusto.
Siamo Luisa, Nina e io.
Il tragitto da Palermo è accompagnato dalla pioggia e poi a Baucina e Ciminna... grandine e nevischio. Poco male, in grotta ci sarà più caldo!
Percorriamo le strade di Ciminna, la attraversiamo, e iniziamo a percorrere le strade di periferie e poi di campagna, dove fiumiciattoli torbidi ci fanno sentire un pò dei salmoni in risalita.
l’ultimo pezzo di strada è una trazzera in salita e non asfaltata, e con uno strappo e la potenza del Defender, saliamo e siamo su, sullo spartiacque delle doline vicino la grotta.
Problema!!! come facciamo a uscire mentre fuori grandina di brutto? Ogni 3 minuti una sferzata di chicchi di grandine viene giù e l’effetto e il tamburellamento è anche simpatico dentro l’auto! Decidiamo allora di cambiarci a turno in auto, e di aspettare il momento buono per scappare verso l’ingresso. Indomiti!
L’attesa viene deliziata dalle supposizioni di Luisa e Nina che si sforzano di vedere attraverso i vetri appannati, dove può essere l’ingresso della grotta e da quale dolina si deve passare, visto che chiedendo informazioni hanno saputo che la grotta è a circa shfchtant... metri!
Finalmente dopo una mezz’oretta, il cielo si apre e un pò di calma ci permette di andare verso l’ingresso dell’Inghiottitoio di Ciminna.

Lì si proceder a sistemare l’armo infiggendo un fix nuovo, si discute un pò di corde, nodi, chiodi e armi, sempre inseguiti dalla ritornata grandine.
L’ingresso in grotta attraverso la frattura è sempre d’effetto. Le ragazze, mai state qui, scalpitano e vorrebbero correre da tutti i lati. Ci soffermiamo a vedere la zona dell’ingresso, che andrà rivista meglio, i karren ipogei, poi il salone, il canale di volta, la galleria, la sala, i cristalli di gesso, gli strati che sembrano scollarsi fra loro e dal tetto, e poi l’albero di natale, i cristalli, le altre concrezioni di gesso e via, flash e flash e tante foto.
Purtroppo manca qualcosa, un ingrediente speciale e le foto sono quelle che sono... capita ed è colpa mia!
Finite le foto continuiamo a documentare, fino a che le teste non si fermano e sappiamo che è il caso di mettere un punto e tornare a casa.
Luisa si offre per disarmare e allora via, Nina come un tappo di gazzosa vola, vorrebbe volare verso l’auto! Tristemente si accorge che il terreno nei pressi dell’ingresso è gelato e scivola continuamente... impiega più tempo a uscire che non a fare il pozzo su corda!
Aspetto Luisa e giustamente l’ultima corda, quella in esterno viene salutata dalla grandine che simpaticamente sembra averci aspettato. Denchiù veri macch!
Il percorso verso l’auto è breve, e si fa veloce a testa bassa, passando al lato dei compi seminati e con gli stivali rialzati dalle ben note zeppe di fango.
In auto c’è Nina che finisce di cambiarsi, Luisa sale dietro e io preferisco cambiarmi all’esterno, illudendomi che gli aghi sulla schiena siano una seduta terapica di agopuntura e non la gradine!
Resta l’ultimo passo... la discesa. Le ruote dell’auto infatti, sono piene di fango e la trazzera non è da meno. Al minimo tocco di freni l’auto va dove la porta il cuore, ovvero testa a vadduni!
marce ridotte, sterzo leggero e attento e le curve malefiche per scendere sono dietro di noi. Bravo Defender, ti sei comportato per quello che devi essere.
Il ritorno a casa è un dolce sbrinarsi all’aria calda dell’auto! almeno per chi è seduto davanti!

Partecipanti: Luisa, Nina e Marco
Notizia e foto di Marco

2011 - Un anno di Taddarite

Fare bilancio di un anno di attività non è cosa che alletta tanto, ma qualcosa si deve pur dire.
L’anno è stato difficile, abbiamo dovuto affrontare diverse difficoltà, e anche una serie di attività da associazione seria e grande che vuole camminare sulle proprie gambe.
Personalmente credo che ci siamo riusciti in pieno.
Abbiamo finalmente una sede. Piccola, ma funzionale. Ci accoglie, è bastevole per i corsi, può ospitare amici per qualche notte (scarafaggi inclusi), e specialmente ci permette di vederci riunirci e stare insieme.
Abbiamo fatto importanti esplorazioni: i rami Aracuan a Monte Conca sono forse la ciliegina sulla torta per bellezza, per importanza e per cosa per tanti di noi quella grotta significa. Ma si è stati a Cattolica, (un nuovo traforo idrogeologico), all’Acqua Fitusa, la grotta ora ha 4 rami in più e circa 750 m di sviluppo... e tante altre cose, piccole e/o grandi.
Diversi fra i nostri soci hanno partecipato positivamente alle verifiche per l’ingresso nella CNSS-SSI, e grazie a questo e alla presenza di due IT si è potuta creare la Scuola di Speleologia di Palermo, la prima in ambito SSI in Sicilia Occidentale.
Abbiamo realizzato il corso di primo livello, il primo con la CNSS-SSI, e questo grazie all’amichevole collaborazione dello Speleo Club Ibleo e del Centro Speleologico Etneo a cui vanno mille e mille grazie.
Abbiamo finalmente stilato e approvato un regolamento interno e grazie alla bravura e pazienza di Flavia, abbiamo anche un logo. Grazie mille Flavia!!!
Abbiamo partecipato a diverse manifestazioni tra le quali, Salvalarte Gypsum, Puliamo il buio (sempre collaborando con lo SCI), la 9^ Festa dell’ambiente e ad una giornata dedicata alla legalità e ai beni confiscati alla mafia, con gli scout dell’AGESCI.
Abbiamo partecipato al raduno nazionale di speleologia, o meglio all’incontro internazionale di speleologia Speleolessinia 2011,partecipando a escursioni, incontri, forum, discussioni...
Abbiamo collaborato all’attività di ricercatori e docenti universitari su importanti progetti di ricerca internazionali.
Alla fine... in un anno abbiamo organizzato 62 uscite fra ricerche in esterno, trekking, forre, grotte, manifestazioni e corsi.
Poco importa il mio singolo parere, ma credo che il 2011 sia stato ricco e fruttuoso e che abbiamo fatto la nostra parte.
Il 2012 è iniziato e ci ha già visti impegnati in grotta, come promessa di un nuovo anno ricco di uscite, esplorazioni, sorprese, soddisfazioni e divertimento... per un anno... boombastic!!!

Notizia di Marco e di tutte le Taddarite!

domenica 8 gennaio 2012

28 dicembre 2011 - Piano dei Cervi, passeggiata di fine anno de Le Taddarite

Oggi è il 28 dicembre e che si fa di solito il 28 dicembre? Qualcuno dorme, qualcuno va a raccogliere pecore morte, io e pochi altri invece ci avventuriamo sulle Madonie per  la nostra uscita sociale di gruppo di fine anno….ma dove siete finiti tutti quanti siamo pochiiii!!!!.
La giornata comincia presto, ci vediamo tutti ai cancelli dell’Università, ma qui qualcuno si fa attendere parecchio. Finalmente intorno alle 9 riusciamo a metterci in moto, il viaggio nella Signora macchina di Mr V. passa fra una chiacchera e l’altra, boffe in testa (maledetto Ceres), inviti a cena e fesserie varie. Le montagne ormai si stagliano davanti a noi, sono tutte imbiancate e bellissime, non c’è in giro molta gente e dopo qualche consultazione decidiamo di fare il sentiero che porta al pagliaio di Monte dei Cervi. La giornata è splendida, con un bel sole che ci accompagna anche se abbiamo un poco di nebbia alle calcagna.
Sarebbe tutto perfetto se non fosse per quelle ditinasmunciuniose dell’essere più malefico del mondo, il Marziemon (detto anche cozzamon o molestemon). Ognuno di noi indossa un bel paio di ghette, c’è chi le abbina con il giubbotto, chi con lo zaino, chi con il cappello da puffo rosa e qualcuno invece che le ha attaccate ai pantaloni (ma non ti stanno mica bene piccolo Marziemon questi pantaloni).
Tutti muniti, tranne me ovviamente, di super fotocamere, ci si dedica al deforma foto project,  nessuno può scappare, a turno tocca un po’ a tutti diventare dei nani deformi! Uffa non è giusto!
Il sentiero è pieno di neve, anche parecchio alta, in alcuni punti si affonda sino al ginocchio e anche di più, qualche piccolo pezzo è anche ghiacciato, qualcuno cade e qualcuno scivola, mentre Mr V. ci insegna come camminare in situazioni del genere. Nonostante la neve non c’è freddo forse per via del bel sole, ogni tanto mangiamo un mandarino raccolto dalle sempre belle mani di Sausa, e via a sputacchiare ossa e pellicine.
Ormai siamo quasi vicino alla meta, io mi stacco dal gruppo e procedo su una distesa di neve immacolata, da sola, un esperienza bellissima, libertà, mista a paura di sprofondare, il bianco accecante della neve che dopo un pò ti fa vedere viola, il silenzio, la solitudine e soprattutto la distanza dal malefico Marziemon!!!
Raggiungiamo il pagliaio il cui ingresso è ostruito da tanta neve, ma grazie alle sapienti mani, anzi piedi, di Mr V. riusciamo ad entrare e a consumare il pranzo dentro. Il presidente fornisce caciotta e olive, Sausa ha provveduto alla frutta e io ho portato il caffè (?!) anche se non tutti se lo meritano, qualcuno lo ottiene con l’inganno (la pagherai!).
Adesso la domanda è : “è più importante la meta o il percorso?” fra una divagazione e l’altra ripercorriamo il sentiero. Visto che è ancora presto io propongo qualche lotta o scivolata sulla neve, di cui ne farà le spese il malefico (uccidi Marco, uccidi!), e poi lentamente ci avviamo verso le macchine, a questo punto Mr V. ci pone un quesito sul nostro stomaco, chi lo ha forte, chi delicato, chi capiente, chi resistente, ma a cosa servirà? Lo scopriamo all’arrivo in macchina, Mr V. ci ha preceduto e ha preparato dei bicchieri di vodka che variano di dimensioni a seconda del nostro stomaco, giù tutto d’un fiato e via verso Polizzi per una sosta al bar passando ad ammirare le proprietà di coscia lunga... ci siamo giocati Sausa che ridacchia proclamandosi ubriaca!
Al bar cioccolata calda, e un dolce di cui scusate non ricordo il nome (super dolce, (lo Sfoglio n.d.r.)) e poi con un tramonto bellissimo e le tenui note di Bach che ci accompagnano via verso casa.
Conclusioni della giornata: la maggioranza dice che è più importante il percorso!
Tenersi lontano dalle dita del Marziemon e mai prestarle qualcosa, è una ladra!
Quando si accettano gli inviti a cena bisogna sempre rispettare gli impegni!
Anche posti pieni di munnizza possono dare emozioni!

Alla prossima!

Notizia di: Rosi
Partecipanti: Sandro, Riccardo, Nina, Sausa, il Malefico, Mr V., Ceres e io!
Foto di: Marco e Ceres

sabato 31 dicembre 2011

30 dicembre 2011 - Abisso della pietra selvaggia

Tanto per concludere l’anno in bellezza si decide d’andare a fare un po’ di pratica, qualcuno con l’armo, qualcun altro col rilievo.
Io ho appuntamento alle 7:30 con Simone, Nina e la Sausina da me in pasticceria dove Simo, con tanto “savoir-faire”, dopo aver puntato una ciambella con tanto di sorriso ed occhi a cuoricino la sbrana  senza troppi complimenti….
Un caffè e via.Più o meno alle 7:50 siamo già stipati in macchina (in quella povera  500 eravamo in 4 con 4 sacchi materiale e zaini vari, tipo Tetris) per raggiungere la grotta, con un po’ di ritardo sulla tabella di marcia. Alle 8:45 circa, già imbragati e con tanto di bambini morti sulle spalle (i sacchi materiale) ci incamminiamo per cercare l’ingresso della grotta, che come sempre ci costringe alla ricerca per circa tre quarti d’ora… e quando in fine riusciamo a trovarla, sono stremata e sudata morta (stavo quasi per spremere il colletto del pile). Alle 9:45 circa, con più di un’ora di ritardo la Sausina comincia ad armare il primo pozzo tra un “aiuto simò” e l’altro. Nel frattempo, allarmati dal ritardo del resto del gruppo (i rilevatori pazzi) simo chiama Marco V. “a Ceres è morta la macchina” dice lui, così Marco lo va a recuperare, e noi entriamo in grotta un po’ più tranquilli visto ke non si vedevano arrivare; e giù, con tanta calma ad armare un pozzo dopo l’altro per la (maledettissima) via dei pozzetti.
Tra “Armi naturali, traversini e strettoie che non ricordavo così strette (mi sa che è giunta l’ora di mettermi a dieta), e buttando ogni tanto un urlo (Marcoooooooo….) a chi doveva essere dietro di noi, senza mai ricevere risposta ci ritroviamo, io e la Sausina, nel fatidico stretto tunnel delle mie confessioni a Lombrellone di qualche tempo fa,  in attesa che Nina armasse il pozzo sotto di noi (dove quella simpatica faccia di culo di Simone ha aspettato che Nina cominciasse a scendere in corda per dirle che aveva sbagliato ad armare…), a morire di freddo, riparandoci dal vento con i sacchi materiale (…azzo che freddo)!!!
Superata anche questa, dopo essere rimasta incastrata prima io, con un braccio sopra e l’altra sotto a tenere il discensore, e poi la Sausina in una delle piccole strettoie che si susseguono nella via dei pozzetti, raggiungiamo Simone e Nina, armiamo altri 2 pozzetti  e facciamo una piccola pausetta cibo (2 ore e mezza) perché si sono fatte ormai le 14 passate, ma degli altri ancora nulla. Alle fine dopo una lunga attesa e nessuna risposta ai nostri richiami, cominciamo a risalire disarmando i primi due pozzi. Quando finalmente incontriamo segni di vita… una mezz’oretta di cazzeggio per noi e foto e rilievo per i nuovi arrivati (Marco, Rosina, Ceres e Sabrina alias “La relazione”).
Frutta secca, cioccolato un po’ d’acqua ed un pisolino per qualcuno, in mezzo al feto che si promanava da Simone, conferendogli la vittoria su Ceres e provocando qualche conato di vomito in chi gli stava intorno!
Ormai sé fatto un po’ tardino e quindi si comincia a risalire.
Partono Ceres, Sabrina ed il simpatico Simone, che superate le strettoie lascia a Nina un “PERSONALINO “ di circa 35 kg così la povera Nina curnutiando e santiando in tutte le lingue a lei conosciute e non, continua a risalire. Ma fuori diluvia… Così, quando i primi tre arrivano all’esterno ci comunicano la situazione meteo (fuori l’acqua cade a secchiate) e corrono giù in macchina. Quando anch’io esco dopo circa 2 ore c’è vento ma non piove ancora. La pioggia però non tarda ad arrivare e, prima che anche l’ultimo di noi 5 sia fuori sta già diluviando.
Cominciamo a scendere verso le macchine(che non riusciamo a vedere) sotto una pioggia battente e con tanto di venticello freddo e fastidioso su rocce scivolose e poco rassicuranti, senza però lasciarci scoraggiare.
Alle 23:40 circa siamo in macchina; il tempo di caricare i sacchi, di sistemarci in macchina e via a casuccia…
Anche se non si direbbe è stata una giornata rilassante e (almeno per me) divertente…
semutroppufuoiti!!!

Notizia di: Maddalonza.
Partecipanti: io, Simone, Nina, Sausa, Mr.V., Rosi, Ceres e Sabrina

mercoledì 21 dicembre 2011

18 Dicembre 2011 - Grotta di Entella - “Buongiorno a me e a te!!!”

Ore 8:30. Arrivo all’appuntamento con Ceres in Viale delle Scienze e, in attesa di Mr. & Mrs. V e Jo, andiamo a prendere Ponzio che, per nostro sommo “piacere”, decide di torturarci fino a Contessa Entellina (avete capito bene!) con la canzoncina cantata dalla bon’arma di Luciano Pavarotti, nota colonna sonora di una marca di biscotti credo. Arriviamo, incontriamo Enza che ci promette di farci trovare del vino all’uscita della grotta e, dopo aver fatto la festa ai residui della cena a casa di una delle curatrici del Museo Gemmellaro (alla quale avevamo partecipato la sera prima io e Ceres), ci cambiamo ed entriamo! Anche questa grotta, come quella vista ieri, si imposta su di un rilievo gessoso e, Mr. & Mrs. V. e Jo passano l’intera giornata a studiare varie forme carsiche. Io, Ceres e Ponzio li seguiamo ed ascoltiamo per un po’ ma, quando Ponzio presa dal freddo, comincia a cantare “E Raffaella canta a casa mia...E Raffaella balla a casa mia...etc etc...” capiamo che forse è meglio fare un giretto nella grotta per riscaldarci! Gironzolando arriviamo in un bel salone dove vediamo dei gessi con delle forme spettacolari. Facciamo un po’ i geologi cercando di capire dov’erano le faglie che avevano contribuito alla formazione della grotta, ci infiliamo in un cunicolo parecchio stretto che dopo un giro assurdo ci riporta al punto di partenza, ci ritroviamo con i Professori, mangiamo  e ci dirigiamo verso i rami alti della grotta. Lì, mentre Mrs.V. e Jo analizzano alcune forme, io, Ceres e Ponzio aiutiamo Mr.V. a fare “alcune” foto! Ammiriamo e fotografiamo bellissime concrezioni, montagne di reperti archeologici più o meno antichi e cose varie fino a che non arriviamo nei pressi del sifone. Lì fotografiamo i più grandi Mud Cracks che io in 6 anni di Geologia abbia mai visto e ritorniamo indietro. I 2 Prof. erano già andati avanti; noi in poco più di mezz’ora torniamo a vedere la luce (anche se in realtà erano già le 18:00 quindi era buio!) e...colpo di scena!!! Chi se la ricordava più la promessa di Enza??? C’ERA DAVVERO IL VINO!!!!!! Una bottiglia di un vino buonissimo che ci siamo scolati in allegria, contenti di aver trascorso un bellissimo week end speleo-linguistico-gessoso!!! Accompagniamo Jo fino al Bar all’entrata di Castellammare e lo salutiamo...prendiamo le nostre Ferrari che casualmente avevamo lasciato lì e in poco più di un’oretta siamo a Palermo!!!

Notizia di: Claudio CCC
Partecipanti: CCC, Ceres, Ponzio, Mr. & Mrs. V, Jo
Special Guest: A bon’arma di Luciano Pavarotti








17 Dicembre 2011 - Grotta Dell’Acqua Fitusa (Ci sono 3 Italiani, 4 Francesi e 1 Belga)

Ore 8:00. Mi incammino verso l’appuntamento in Via Archirafi...sotto la pioggia...
Ore 8:25. Metto un piede in Via Archirafi e... smette di piovere... Grrrr...
Ore 8:30 Arrivano in successione Mr. V e Ceres, andiamo a prendere i nostri ospiti e partiamo in direzione S. Giovanni Gemini. Siamo Io, Ceres, Mr.V, 4 Francesi ed 1 Belga (tipo le barzellette!). Arriviamo dopo un’oretta e dopo aver dato un’occhiata a delle acque sulfuree e ad alcuni “pirtusi vari”, decidiamo che è arrivato il momento di entrare in grotta. Ci cambiamo, scopriamo con piacere che anche gli speleo francesi sono “raffinati” come noi, e verso le 10:00 siamo dentro!
Ci fermiamo un po’ nel primo ambiente per  fare alcuni campionamenti, alcune foto, etc etc..., dopo di che mangiamo un po’ di sana rosticceria del Motel S.Pietro ed andiamo fino in fondo alla grotta, in maniera che i nostri Professori possano farsi un’idea sul da farsi e fare i loro studi, le loro foto e le loro analisi soltanto al ritorno. La gran parte della giornata infatti, per me e Ceres, passa ad ascoltare interessanti discussioni sul carsismo nei gessi in ben 3 lingue: inglese, francese ed italiano. Usciamo verso le 15:30 e...visto che ci sembrava ancora presto, io, Ceres e 2 Francesi (sempre x tornare alla barzelletta) decidiamo di farci un giro in un altro “pirtuso” . Usciamo da lì dopo una mezzoretta di foto; nel frattempo Mr.V, 1 Belga e 2 Francesi si fanno un giro nei rami alti, che li portano ad uscire qualche metro più in alto di noi e...dopo esserci ritrovati alla macchina, esserci cambiati, esserci scambiati “simpatiche espressioni dialettali” in varie lingue... birra e patatine al S.Pietro e  tutti a casa...anzi ”a la maison” !

Notizia di: Claudio CCC
Partecipanti: Mr.V, CCC, Ceres. 4 Francesi: Philippe, Patrice, Jean Claude, Jean-Ives. 1Belga: Jo

15 dicembre 2011 - Grotta di Santa Ninfa

Ancora giorni di chacal e di hyène...
Questa volta c’è anche Ceres con me e quindi in due auto si fa strada per Santa Ninfa.
Pensando di fare cosa gradita e di cambiare tragitto e paesaggi, si sceglie la strada lunga per passare anche dai ruderi dei paesi terremotati di Poggioreale e Gibellina.
L’impatto con Poggioreale nuova è quasi da ridere... più di uno di noi pensa ai playmobile o ai lego... ma presto questa sensazione svanisce quando arriviamo a Poggioreale vecchia.
Una città fantasma, da brividi, da tremare, da far tremare come il terremoto che l’ha resa deserta.
Purtroppo tanti edifici crollano, e stonano, perchè figli dell’incuria che si differenzia dalla violenza della Terra.
I nostri ospiti, come anche noi, restano silenti nel passeggiare lungo le strade.
Tornati alle auto, cerco di spiegargli cosa li attende alla vista del Cretto di Burri, ma lasciando un voluto velo di mistero.
Arrivati a Gibellina vecchia infatti,mi chiedono dove sono i ruderi... dov’è la vecchia città!
Il Cretto ha sempre il suo effetto.
Ci aspetta la grotta e anche Giulia, la direttrice della riserva che ci accompagnerà nel giro.
La raggiungiamo alla sede della riserva, il Castello di Rampinzeri, dove facciamo un giro fra le bacheche, il poster, e tutta la zona didattica che la riserva ha allestito per i visitatori.
L’ora è tarda e la grotta chiama.
Al capanno ci iniziamo a cambiare, giusto in tempo per essere salutati dalle prime goccie di pioggia.
In grotta facciamo da ciceroni, ci fermiamo a guardarele meraviglie della Grotta di Santa Ninfa, i suoi cristalli, le sue concrezioni,  le sue forme, i suoi angoli nascosti.
Poi giù, lungo il pozzetto, al sinfone e ancora discussioni su calcite, gesso, piene, e fiumi della notte. Acqua...il sifone.
Salutando la primavera e il mestiere più antico del mondo, in italiano e francese, passiamo il sifone e ci prepariamo al resto della grotta ...inumiditi.
Nel tragitto si scattano foto, si guardano ancora sedimenti, concrezioni, morfologie... e si discute sulla formazione di cupole. Poi alla sala della risalita, e ancora foto.
Ci aspetta il sifone al ritorno, uan simpatico saluto, che però viene preso a ridere visto che qualcuno del gruppo deve pur farsi la foto immerso...
All’uscita sta volta la pioggia ci prende per tutto il sentiero e ci risparmia solo quando iniziamo a cambiarci.
Doverosa sosta per reintegrare liquidi (birra) e sali minerali (patatine) e per una riedizione della finale mondiale Italia-Francia fra Philippe e Patrice e due ragazzi di Santa Ninfa che tengono alto l’onore italiano e battono di nuovo les blues!!!
Lungo la strada del ritorno si passa dell’aeroporto per prendere Jo, che arriva oggi e che sarà della combriccola per i prossimi giorni.

Notizia di: Marco
Partecipanti: Philippe, Jean Claude, Patrice, Jean-Yves, Giulia, Ceres e Marco

14 dicembre 2011 – Grotta dei tre livelli (Etna)

Un vortice nero, nero pece, rosso.
Siamo alla grotta dei Tre livelli, Zafferana Etnea, Etna, il più alto vulcano d’Europa.
Era un dovere portare i nostri ospiti, Philippe, Jean Claude, Patrice e Jean-Yves, a visitare “U nannò”.
La facciamo con la guida esperta di Alfio e Gino, storici speleologi del CSE di Catania, ma principalmente nostri cari amici.
E allora via, tutti stipati nel comodo Defender ormai dall’aroma di chacal que a mangé la hyène
e alla simpatica media di 100 allora, affrontiamo i più di 200km che ci porteranno dentro le lave  etnee.
Arrivati all’appuntamento, e mentre aspettiamo Gino e Alfio, les francaises, non si sa da dove, sbucano con le mani piene di ottimi agrumi per una simpatica terza colazione.
Finalmente il gruppo si riunisce e dopo una necessaria pausa pranzo a Nicolosi, per far gustare l’idea di un cratere etneo, passiamo dal rifugio Sapienza e dai crateri Silvestri.
Foto di rito, anche per immortalare la meravigliosa e ventosa giornata e poi via per la grotta.
Cambiati, ci viene a salutare un volpe prima di entrare. Gino e Alfio, da ottimi “padroni di casa” armano i due saltini in grotta e poi lungo il tubo di lava che ha formato la grotta.
Dopo delle osservazioni di rito e confronti con le grotte laviche de l’Ile de La Réunion di Tenerife e di altri posti visitati dai nostri amici, ci dividiamo in due squadre per cercare di fare più foto possibili, senza disturbare i tantissimi pipistrelli che a piccoli gruppetti riposano beatamente.
Finito il servizio fotografico, l’ora è tarda. E allora dritti al panificio di Nicolosi dove ci aspettano due bellissime scacciate come solo nel Catanese sanno fare (l’acquolina si va via pure ora solo a scriverlo...)
Un doveroso saluto e ringraziamento a Gino e Alfio e poi via fra sciacalli e iene, nel Defendere per il ritorno.

Notizia e foto di: Marco
Partecipanti: Philippe, Jean Claude, Patrice e Jean-Yves, Alfio, Gino e Marco






martedì 20 dicembre 2011

13 Dicembre 2011 - Grotta dell’Eremita

La mattina comincia presto, mi dirigo verso casa di Mr.V. e mi metto a firriare per cercare parcheggio con Simone. Alla fine lasciamo la macchina in una stradina vicino alla famosa via Sandalo. Prendiamo la macchina e cominciamo a fare strada verso Castellammare, dove recuperiamo le chiavi della grotta al bar del paese. Poco dopo arriva anche V. con la sua camionetta e il gruppo dei nostri cugini d’oltralpe, che si meravigliano delle condizioni meteo della giornata.
Ci muoviamo verso la grotta, inerpicandosi per le stradine di monte Inici colme dei simpatici operai della forestale che fanno il loro dovere per tenere pulito il pendio.
Dopo esserci cambiati e indossato vestiti più leggeri (per quanto mi riguarda la prossima volta saranno ancora più leggeri) prendiamo il materiale fotografico e via in grotta.
Sali scendi, secondo pozzo, terzo pozzo e via così, arriviamo in un batter d’occhio ad un salone con una quantità invereconda di guano. Da lì cominciamo a disarmare e scattare fotografie dei magnifici ambienti che visitiamo, resi ancora più maestosi dagli impianti d’illuminazione dei nostri amici francesi. Siamo giunti all’inizio della galleria di scorrimento che per molti versi ricorda i mitici giochi di mai dire Banzai in cui una palla gigante veniva fatta rotolare lungo un pendio pieni di ostacoli.
Proprio alla base del secondo pozzo (il più bello secondo me) la seconda batteria della fotocamera di V. si scarica, lasciandoci l’amaro in bocca per non aver terminato la documentazione fotografica. Vabbè la prossima volta sarà meglio.
Dopo esserci cambiati avendo come sfondo il paese di Castellammare illuminato passiamo dalla sede a lasciare il materiale, offrendo ai nostri amici una magliettina e, ovviamente, birra e patatine. Perché dovete sapere che aldilà dei confini geografici gli speleo sono tutti uguali.
Torniamo a casa, ospitati dalla famiglia V. che ci delizia con arancine, vino, cuccia, salumi e formaggi (ma io di quest’ultimi non ne ho mangiati).

Notizia di: Ceres
Foto di: Mr.V.
Partecipanti: Ceres, Mr.V., Simone, Philippe, Jean Claude, Jean-Yves, Patrice







lunedì 19 dicembre 2011

10 Dicembre 2011 – Abisso dei Cocci

Alle 8:30 io, Sausa, Nina, Marco, Antonio, Simone, Marzia, Francesca, Virginia, Roberto e Floriana partiamo per andare all’Abisso Dei Cocci. Arrivati vicino Castellammare incontriamo Leo con otto ragazzi, che vogliono visitare la parte orizzontale della grotta, dopo una breve colazione ripartiamo verso la nostra meta.  Arrivati sotto il monte in cui è incassata la grotta ci cambiamo, Antonio, Leo e Marzia  si incamminano subito per andare ad armare tutta la grotta poiché dopo qualche giorno arriverà un gruppo di francesi per visitarla. Noi muniamo i ragazzi di caschetto e cominciamo la lunga camminata in salita che ci porta verso l’ingresso. Il sentiero è accidentato e faticoso e ogni tanto siamo costretti a fermarci per riposare, in questi momenti Marco nè approfitta per dare spiegazioni ai ragazzi sul fenomeno carsico.
Finalmente arrivati all’ingresso che si trova a 6-7 metri da terra, Marco sale in arrampicata e monta una corda per la progressione. Io, Nina, Virginia, Roberto, Floriana e Simone saliamo per primi e scendiamo grazie a delle orrende scalette in una saletta dove aspettiamo gli altri.
I ragazzi vengono fatti progredire messi in sicura con un imbrago da arrampicata. Una volta riuniti tutti comincia  il giro della grotta, ma non senza prima un piccolo incidente, una ragazza mette il piede in un punto scivoloso e rischia di fare una brutta caduta se non fosse stato per la prontezza di riflessi di Nina e Sausa che prontamente la tengono. A parte questo tutto procede tranquillamente e senza ulteriori incidenti. Lungo il cammino Marco continua a spiegare alcuni aspetti del carsismo. La grotta e meravigliosa piena di concrezioni di tutte le forme, la volta piena di cupolette da erosione provocate dal fatto che si è formata per l’azione di acque termali che risalivano dal sottosuolo. Arrivati in prossimità dei pozzi in cui Antonio, Leo e Marzia erano scesi per armare, Marco perplesso dal fatto che ancora non erano ritornati mi manda giù a vedere a che punto erano, e manda gli altri a fare un giretto nel ramo dei laghi.
Io scendo il primo pozzo, ma non si sente ancora nessuno, allora Marco mi spiega la strada e arrivo al secondo pozzo, ancora niente, scendo anche il secondo ma ancora non si sente niente. Non conoscendo la grotta non mi sento di continuare da solo allora Marco mi dice di salire. Dopo 5 minuti che salivo sento dei rumori, Leo stava risalendo e Antonio e Marzia stavano facendo un giro di sotto. Arrivato sopra scattiamo alcune foto con Nina e Simone che intanto erano tornati indietro e Leo va a vedere a che punto sono i ragazzi.
Dopo qualche altra foto decidiamo di mangiare e poi continuare a fare altre foto nel ramo dei laghi. Io e Nina andiamo a recuperare il sacco cibo che aveva in custodia Roberto e diciamo che chi voleva poteva venire con noi. Torniamo indietro e mentre mangiamo si presenta Francesca che dice che gli altri stavano uscendo e Sausa, a cui sarebbe piaciuto venire, serviva a Leo per aiutarlo a fare uscire i ragazzi. Nel frattempo risalgono anche Antonio e Marzia.
Finito di mangiare ci rimettiamo a fare foto, a ogni passo c’è né  una da fare, gli ambienti sono tutti bellissimi e meritano di essere immortalati. Foto dopo foto arriviamo al ramo dei laghi anche se di laghi ce ne erano ben pochi a causa della lunga assenza di piogge, ma questo non limitava la bellezza di quei luoghi pieni di stalattiti, stalagmiti, tubolari trasparenti, vele, e tanti altri tipi di concrezioni.Arriviamo a un salone grandissimo e alla fine di questo, meraviglia delle meraviglie, una colata di calcite tutta brillante alla luce dei caschetti. Dopo le ultime foto decidiamo di uscire e ci incamminiamo. Erano circa le 18 quando usciamo e fuori era buio. Cominciamo a scendere lungo il sentiero che in discesa e al buio è ancora più brutto che in salita. Marco in poco tempo è già alla base, mentre noi andiamo più lentamente per non cadere ma qualche scivolone è d’obbligo!
Finalmente arriviamo alle macchine, ci sistemiamo e partiamo. Ci fermiamo di nuovo al bar, ci rifocilliamo un po’ e ci rimettiamo in cammino verso casa.

Notizia di: La Triste Figura
Foto di: Mr.V. 
Partecipanti: La Triste figura, Sausa, Nina, Mr.V., Siggnòlleo, Lombrellone, Simone, Il Malefico Marziemon, Na-Tasha, Virginia, Barbanera e Sucamuoibbu.