venerdì 12 gennaio 2018

A Sutera!



Come da tradizione da qualche anno per il ponte dell’Immacolata la nostra associazione organizza un campo speleo. Quest’anno è toccato alla ridente cittadina di Sutera sovrastata e contornata da diversi rilievi gessosi. Questa non è la prima missione che le Taddarite compiono in territorio suterese, già nello scorso mese di ottobre si era andati a fare delle prospezioni in delle cavità artificiali e nello specifico in delle discenderie di vecchie miniere dismesse. 
Al campo partecipano anche i nostri cari amici dello Speleo Club Ibleo. L’organizzazione del campo ci è stata parecchio semplificata dal fatto che l’amministrazione comunale ci ha gentilmente messo a disposizione due casette nel cuore del quartiere del Rabato. Pronti via ci siamo ritrovati al Roxy bar (cit.) e tra un caffè, un cornetto e quattro chiacchiere aspettiamo gli amici dello SCI che ci raggiungono da Ragusa. La giornata di venerdì la passiamo alla ricerca di buchi e di ingressi alle discenderie di vecchie miniere di zolfo. Sabato invece ci dividiamo in squadre: chi si occupa di andare a cercare la risorgenza della grotta dell’inghiottitoio, chi si occupa di andare a fare il riarmo, il rilievo e l’esplorazione del sifone allagato e chi ritorna in zona Rocca Spaccata per entrare nelle cavità individuate da quelle parti. 
Tutto fila liscio fino a quando un’allegra pioggerellina rende impraticabile la strada sterrata sul fondo della dolina con conseguente impantanamento delle macchine. Fortunatamente un agricoltore della zona riesce a tirar fuori tutte le macchine rimorchiandole con un trattore cingolato. Ormai fatta sera infangati ed infreddoliti ci ritroviamo al solito bar per fare il solito aperitivo a base di birra, patatine e stavolta anche un buon “Punch” caldo. La serata prosegue a cena al ristorante dove una gran quantità di antipasti, una bella spaghettata aglio, olio e peperoncino ed un succulento stinco di maiale contornato di patate al forno ci hanno fatto dimenticare le disavventure pomeridiane. 
La domenica mattina qualcuno dà forfait e qualcuno è costretto ad andare via in anticipo, quelli che rimangono ritornano alla Rocca Spaccata chi per rilevare una bella grotta trovata il giorno prima e chi per esplorare una vecchia discenderia mineraria. La giornata volge al termine abbastanza presto, perché di strada da fare verso casa ce n’è tanta e dopo aver raccolto tutto “armi e bagagli” ci salutiamo tutti con un caloroso abbraccio ed un arrivederci alle prossime esplorazioni.
Un ringraziamento va all’amministrazione comunale, sempre disponibile ad accogliere gli speleo nel proprio territorio nonché a tutte le persone gentili e cordiali incontrate in questi giorni di permanenza a Sutera.
Notizia di Angelo
Partecipanti, per le Taddarite: Betel, Claudia, Paolo, Chiara, Marco, Angelo, Antonio e Piero.
Per lo Speleo Club Ibleo: Angelo, Sara, Ciccio, Giovanni G., Carmelo, Salvo, Emilia, Marco e Giovanni C. 





giovedì 30 novembre 2017

Zubbia di San Vito 12-11-2017




Ho iniziato a scrivere questa relazione troppo tardi, non ricordo più i dettagli.
So che per la maggior parte del viaggio di andata ho dormito e, quando mi sono svegliata, vagavamo per delle stradine in mezzo alle villette. 
A un certo punto ci siamo fermati, siamo scesi e abbiamo iniziato a perlustrare un pianoro chiazzato di palme nane e arbusti di cui non so i nomi, alla ricerca della grotta, invocando anche l’aiuto di Google Earth. 
Quando finalmente abbiamo trovato l’ingresso, incuneato fra rocce che sporgevano dal terreno, Angelo ha detto:
“E ora Betel arma la grotta!”
 
Io sono scoppiata a ridere, ma non ce n’era motivo. Non era una battuta e dovevo farlo sul serio. Per fortuna non era nulla di complicato, un armo in serie con spit fix già messi. Mi toccava solo montare tutto e cercare di fare nodi il più possibile puliti. E poi…fidarmi di quello che avevo fatto.
La discesa non misurava in totale più di tre metri e conduceva a una sala piuttosto grande, con degli arredi caratteristici: due sedie di plastica comode e restistenti e una scala abbandonata. 
Da lì si proseguiva per cunicoli non troppo stretti, ma fitti di concrezioni, anche eccentriche, e con segni di risaldature (o com’è che dovrebbero chiamarsi). A ogni cenno del capo il casco rischiava di rompere qualcosa.
 A quanto pare “I DUE COMPARI” frequentavano la grotta assiduamente anni fa: era piena di fili di Arianna e batterie arrugginite, e costellata dei loro nomi e dei loro cognomi, ripetuti in ogni angolo. 
Li ricordo perfettamente, a differenza di tutto il resto, ma preferisco lasciarli anonimi, perché non meritano di risultare in altro modo che come deturpatori.
Retorica a parte, la grotta non era grande. Abbiamo perso molto tempo solo perché Angelo doveva fare delle fotografie per la tesi, e perché l’aria era pesante e costringeva a rallentare. L’ambiente infatti era caldo e molto vicino alla superficie.
Al ritorno ci siamo fermati a riposare sulle sedie e poi, per quella breve risalita, abbiamo dovuto sporcare l’imbrago con il fango che ci era rimasto addosso.

Notizia di Betel
Partecipanti: Angelo, Filippo, Mirko e Betel