Munito di costume, tovaglia, “tappine”, sole a mai
finire, vestito di tutto punto per affrontare questa nuova avventura, parto per
raggiungere il luogo di incontro col resto del gruppo.

Si erano fatte quasi le 9 e ancora eravamo solo io, Chiara, Alberto, Xò
e Laura; aspettammo Marco e decidemmo di andare ad Aspra dove ci saremmo congiunti
con Tonino per fare colazione.
Il resto dei latitanti (Roberto, Filippo, Betel,
Paolo e Federica) ci avrebbero raggiunto direttamente ad Aspra.
Dopo esserci
rifocillati con caffè, cornetto, pizzette, calzoni, sfogliatine alla mela e chi
più ne ha più ne metta, l'intera flotta parte alla conquista di Capo Zafferano.
Giunti sul posto, comincia il rituale della vestizione dell'imbrago, condito da
creme solari e persone fin troppo gentile nel dire “Buongiorno” (quasi quasi
stava diventando un tormentone della musica spagnola).
Da lì, tutti quanti appassionatamente ci incamminiamo verso il primo step di inizio traversata.

Con quest'immagine idilliaca nella mente, scendiamo
giù dall'arco (per un tratto nel vuoto) in una sorta di baia, con annessa una
piccola grotta.
Dopo aver affrontato
la prima parte di questa traversata, in compagnia di gabbiani, quasi
(in)disturbati della nostra presenza, ci fermiamo e pranziamo. Ogni passo da
stambecco che si faceva, Mariano imparava nuovi modi di vedere questo costone
roccioso, visto solamente dal basso e mai con gli occhi da speleologo e ne
rimaneva entusiasta.

Una volta
che il nostro corpo è stato ritemprato della faticosa, ma meravigliosa
traversata, concludiamo in bellezza questa giornata con una granita “corretta”
e qualche birrozza a Sant'Elia, un piccolo e ridente borgo marinaro bagherese.
Un posto come Capo Zafferano, molto comune a chi abita nelle zone limitrofe, e
che lo ha sempre visto solo come un “pezzi i muntagna”, vederlo, adesso, con
altri occhi è stata una meravigliosa scoperta!
Notizia di Mariano
Partecipanti: Chiara, Betel,
Federica, Laura, Roberto, Filippo, Tonino, Alberto, Marco, Paolo, Pietro e
Uilson
foto di Marco